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E-commerce italiano in crescita nonostante la crisi e con alcuni trend di sviluppo così interessanti da non poter essere ignorati dalle imprese nostrane

L’Italia crede nell’e-commerce, che assume i contorni di una vera e propria ricetta anti-crisi. E l’alchimia di questa formula non vale solo per gli utenti che decidono di acquistare online con l’obiettivo di risparmiare tempo e denaro, ma funziona soprattutto per tutte le attività di ogni dimensione che decidono di trovare una valida alternativa ai sempre più scarsi fatturati derivanti dalle transazioni locali e off-line.

In questo senso, l’e-commerce offre vantaggi di non poco conto anche agli imprenditori che decidono di raggiungere una clientela sempre più numerosa, maggiormente attenta al rapporto qualità-prezzo dell’acquisto che sta concludendo e, a volte, anche molto più esigente. Infatti, molti utenti cercano online i prodotti che non sono disponibili nella propria area di competenza o che risultano particolarmente pregiatie quindi poco reperibili. Molti imprenditori riescono a trasformare questa esigenza in una reale opportunità, costruendo così una propria nicchia business dove interagire con una clientela selezionata e sparsa un po’ ovunque sul territorio italiano.

Sul Web non compra solo chi cerca il risparmio, chi ha poco tempo o chi si annoia ad andare per negozi, ma acquistano anche coloro che vogliono un determinato prodotto non disponibile nei canali di acquisto tradizionali locali, rendendo così l’e-commerce una vera e propria urgenza per molti imprenditori nostrani.

Così, la spinta degli utenti che sempre più spesso si rivolgono a Internet per portare a casa i propri desideri e una mutata visione degli imprenditori nostrani nei confronti del commercio elettronico, finalmente concepito come reale opportunità di business, funzionano da propulsori per un e-commerce italiano che continua a crescere a ritmi impressionanti.

E-commerce in Italia: i dati numerici

A confermare la crescita dell’e-commerce in Italia non sono solo le sensazioni di chi guarda il Web e vede crescere il numero di vetrine nostrane disponibili, ma vi sono dati numerici e statistici ben precisi, forniti da fonti autorevoli, come l’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm del Politecnico di Milano.

Secondo questo istituto, nonostante la crisi abbia falciato in Italia molti dei comparti di vendita e business tradizionali, l’e-commerce continua a crescere senza nessuna scalfittura da parte degli elementi economici di recessione che caratterizzano l’attuale sistema economico italiano.

Le cifre parlano chiaro: l’e-commerce in Italia vale oltre 13.2 miliardi di euro e per tutto il 2014 il commercio elettronico registrerà una crescita continua che sfiorerà il 17 percento di aumento rispetto al 2013.

In totale, negli ultimi tre anni e in corrispondenza dei periodi di recessione che hanno provocato l’abbassarsi di miglia di saracinesche, l’e-commerce ha registrato in Italia oltre il 20 percento di crescitadel fatturato complessivo con un numero di acquirenti attivi che sono raddoppiati, passando dai 9 ai 16 milioni sempre nello stesso periodo.

Sempre secondo le stime, le aziende e le PMI made in Italy hanno inoltre capito l’importanza dell’e-commerce anche per intrattenere rapporti commerciali con l’estero, rimpolpando con nuove strategie internazionali i fatturati in calo nei canali di vendita tradizionali e nazionali.

Infatti, nel 2013 le vendite italiane all’estero realizzate tramite Web sono cresciute del 28 percento, raggiungendo quota 2 miliardi di euro, pari a quasi un euro per ognuno dei 2 miliardi di potenziali acquirenti presenti nel mondo.

Anche nel commercio con l’estero, nel corso del 2014 l’e-commerce avrà grande vigore e si prevede possa realizzarsi una crescita simile a quella domestica già dettagliata.

I settori di maggiore successo dell’e-commerce nostrano

Tornando alla situazione italiana, la penetrazione del commercio elettronico nel mercato retail è aumentata dal 3 al 3.6 percento e i settori maggiormente interessati da questa rivoluzione sonol’informatica (con un incremento del 32 percento), l’editoria (+28 percento), l’alimentare (+23 percento), l’abbigliamento (+21 percento), turismo (+11 percento) e assicurazioni (+2 percento). Soprattutto questi ultimi due comparti detengono dei margini di miglioramento interessanti, dovuti prevalentemente agli operatori dei servizi aerei e dei servizi alberghieri e alla sana concorrenza low-cost instauratasi sul Web anche nel nostro paese, a imitazione di quanto accade già da qualche anno all’estero.

Interessante l’interpretazione data alle cifre da Riccardo Mangiaracina, Responsabile Osservatorio eCommerce B2c Netcomm del Politecnico di Milano, che, parlando del rapporto fra servizi e prodotti venduti online, afferma: “I servizi pesano per il 62 percento delle vendite online nostrane. Il Turismo ha una quota di mercato nell’e-commerce pari al 41 percento, le Assicurazioni arrivano al 8 percento; i prodotti, invece conquistano il 38 percento delle vendite: l’Abbigliamento ottiene una quota pari al 14 percento, Informatica ed elettronica raggiungono il 12 percento, l’Editoria il 3 percento, Grocery l’1 percento e altri comparti, incluso il C2C, il 21 percento. La situazione italiana si conferma quindi peculiare rispetto a quella dei principali mercati stranieri, dove il peso dei prodotti prevale su quello dei servizi, con valori compresi tra il 65 e l’80%, anche se progressivamente il peso dei prodotti sta aumentando”.

E-commerce nel 2014: lo stato del mercato italiano

Nei rapporti dell’Italia con l’estero, sull’e-commerce il turismo e l’abbigliamento si confermano i due comparti di maggior successo, rappresentando rispettivamente il 54 percento e il 33 percento dell’export, con quote di fatturati che crescono del 21 percento nel 2014, toccando i 2,5 miliardi di euro.

L’e-commerce italiano e gli altri paesi europei: margine di crescita

Nonostante l’e-commerce nostrano sia in positivo, il BelPaese risulta comunque indietro alla maggior parte dei paesi della comunità europea.

Secondo uno studio pubblicato dal Centro Studi di MM-One Group, i migliori paesi europei in termini di e-commerce sono la Danimarca, la Svezia e la Gran Bretagna. In pratica, se si associa un punteggio massimo pari a 100 alla Danimarca per l’utilizzo dei servizi di e-commerce, l’Italia può vantare solo 14,2 punti, a fronte dei 30,6 della Spagna, dei 52,6 della Francia e dei 67,8 della Germania.

Inoltre, la quota di fatturato delle imprese italiane derivante dall’e-commerce è appena del 6 percento, mentre in Europa la media si attesta al 15 percento. Sempre il 6 percento è la frazione che rappresenta il numero di imprese italiane che operano con le vendite online, contro il 16 percento della media europea. E ancora: solo l’11 percento ha una vetrina e-commerce integrata nel proprio sito Web(contro il 15 percento europeo) e solo il 5 percento riceve ordini online (contro una media Ue del 13 percento). Le imprese italiane sfruttano però incredibilmente l’e-commerce per gli acquisti con un 35 percento di attività che si approvvigiona online, contro una media europea del 34 percento.

D’altra parte, solo il 17 percento dei cittadini italiani ha fatto almeno un acquisto online, contro il 74 percento degli svedesi e una media europea intorno al 44 percento.

Queste cifre di confronto non devono comunque destare sconforto, anzi sono necessarie per capire che c’è ampio margine di crescita per l’e-commerce italiano, una crescita che già i fatturati indicano in itinere, ma che scoppierà proprio nel corso dei prossimi anni.

I motivi della crescita dell’e-commerce

Infatti, molti dei fattori che fino a ora hanno bloccato l’e-commerce in Italia iniziano a essere superati.

Prima di tutto inizia a maturare una mentalità differente nei confronti degli acquisti online: tanto le imprese, quanto i privati, iniziano a fidarsi di più, si abituano più facilmente alle diverse tipologie di pagamento tramite moneta elettronica, anche grazie alle nuove forme di pagamento che sono state rese disponibili e alle opportunità offerte da alcuni venditori di acquistare online e pagare alla consegna o di prenotare sul Web a prezzi vantaggiosi e concludere l’acquisto presso i punti vendita locali.

Anche le imprese valutano la convenienza di acquistare in Internet le forniture necessarie alle proprie attività e, allo stesso tempo, guardano all’e-commerce come a una nuova opportunità di movimentazione magazzino e raggiungimento clienti, anche se a volte lamentano difficoltà nell’introdurre nel proprio organigramma o, comunque, nella propria struttura organizzativa aziendale un reparto che si occupi di coordinare e gestire le vendite online con quelle tradizionali.

Al di là delle problematicità lamentate, al momento c’è un interesse reale da parte da parte di acquirenti e imprese, dettato dalle necessità e dalla volontà di riscatto, elementi che non possono che creare un circolo virtuoso capace di alimentare una continua crescita dell’e-commerce italiano.

A tutto questo si aggiungono anche alcuni obiettivi infrastrutturali finalmente raggiunti anche nel BelPaese come la disponibilità di un accesso alla Rete per l’82 percento della popolazione italiana compresa fra gli 11 e i 74 anni d’età, come rilevato dal Focus e-commerce 2014 di Casaleggio Associati.

E-commerce nel 2014: lo stato del mercato italiano

Un accesso più esteso, insieme a una maggiore diffusione dei dispositivi mobili connessi a Internet, consolidano le abitudini di acquisto online, aumentando la quota degli e-shopper attivi.

I trend dell’e-commerce italiano per il 2014

È sempre il rapporto Focus e-commerce 2014 di Casaleggio Associati che offre uno spunto interessante per scoprire verso quali caratteristiche si stia muovendo l’e-commerce italiano.

E-commerce nel 2014: lo stato del mercato italiano

Secondo l’analisi, l’e-commerce nostrano è caratterizzato da cinque trend importantissimi: i motori di ricerca multiprodotto, la vendita online da parte dei negozi fisici, la vendita online da parte dei produttori, la presenza sulle piattaforme mobile e la digitalizzazione dei canali retail.

Casaleggio Associati afferma che l’e-shopper italiano consulta sempre di più i motori di ricerca multiprodotto come Amazon, eBay e tanti altri comparatori di prezzi, soprattutto nella fase pre-acquisto. Queste ricerche precedono quasi sempre quelle operate sul motore di ricerca Google ed è per questo che gli imprenditori che decidono di lanciarsi nell’ambito del commercio elettronico devono imparare a presidiare queste piattaforme, con un’attività diretta o comunque confrontandosi con quanto offerto su questi siti.

Nonostante la presenza di questi grandi operatori che trainano l’e-commerce italiano, l’intraprendenza italiana è sempre riconoscibile e sempre più dettaglianti iniziano a utilizzare la Rete per promuovere i propri prodotti, vendere online, svuotare i magazzini e rispondere in modo intelligente alla crisi economica e alla contrazione dei consumi.

Ai dettaglianti, però, si affianca una nuova categoria di venditori, quella dei produttori. I produttori italiani, soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni, vedono nel Web e nell’e-commerce un nuovo modo di servire direttamente i clienti, saltando gli intermediari e offrendo così prodotti qualitativamente uguali a quelli disponibili nei canali retail, ma a prezzi molto più vantaggiosi.

L’e-commerce permette inoltre di salvaguardare l’impresa da costi poco “digeribili” come quelli legati alle rappresentanze e alla creazione di una rete vendita capillare. Internet svolte il ruolo di agente e rappresentante e trasforma così i produttori in media company di tutto rispetto.

Entrambi i protagonisti (dettaglianti e produttori) approfittano dell’e-commerce italiano per integrare il Web con il punto vendita. Questa integrazione, se opportunamente sfruttata, permette di creare un ecosistema coerente per raggiungere i clienti in modalità multicanale.

Infine, la multicanalità passa anche dalla capacità degli imprenditori di essere presenti con i propri e-commerce sulle piattaforme mobile. Infatti, sempre secondo l’Osservatorio Netcomm, in Italia gli acquisti tramite smartphone e tablet sono cresciute nel 2013 del 289 percento e nel 2014 stanno registrando un ulteriore incremento dell’85 percento, per un valore di fatturato che in due anni passerà dai soli 164 milioni agli oltre 1.2 miliardi di euro.

Insomma, l’e-commerce in Italia rappresenta una realtà interessante e in continua crescita, da cui nessuno, né imprenditori né privati, può esimersi.

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